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Ero solito tenere il cuore aperto,
mentre scrivevo le mie poesie:
mi aiutava a metterci tutta la passione
che gelosamente tenevo nascosta in fondo all’anima.
Quando, all’improvviso, la vidi arrivare
provai a chiudere la porta del cuore,
ma lei era così vicina che riuscì ad entrare.
Si ritrovò da sola a camminare
in un misterioso labirinto di pensieri e parole.
All’inizio le sembrò quasi di sognare,
ma poi si accorse che dietro ogni pensiero
c’era una porta chiusa con scritto sopra Amore.
Si fece largo in quel pensiero distratto,
fitto come uno spino,
si punse, ma riuscì ad afferrare la maniglia.
L’aprì, forse perché convinta ci fosse davvero l’amore,
ma ne uscì un urlo disumano
che squarciò il silenzio.
La paura fu tanta che la richiuse alla svelta
e di colpo  ci fu di nuovo silenzio.
Tutto tornò armonioso,
lei continuò a camminare
tra i giardini in fiore e alti alberi di cui le cime non riusciva a vedere,
fin quando un’altra porta volle aprire.
Anche lì c’era scritto Amore, dietro quel rovo
di fitti pensieri e spogli parole.
Lo so, avrei dovuto far tacere l’anima,
ma era così divertente vederla sfidare
la sorte
che non riuscii ad evitare il desiderio
di voler scoprire fino a che punto
sarebbe potuta arrivare.
Ma non ci fu urlo così spaventoso
da farle pensare che fosse saggio
uscire
che, forse, dietro quelle porte
non avrebbe trovato alcun amore.
E fu quando si convinse di non voler rinunciare
a quel suo vagare senza una mèta
che sentì una sensazione strana
come una forza dentro al petto che la guidò
davanti ad una porticina piccola
difficile da trovare.
Si avvicinò, dovette chinarsi per afferrare
la maniglia.
Lentamente l’aprì,
con gli occhi semichiusi, con un po’ di timore,
e si ritrovò all’improvviso in una stanza buia.
Vide una lacrima di luce, come un piccolo puntino bianco, che appariva e nel nulla spariva.
Era una luce di gioia, con un sensazione di piacere.
Dava pace,
voglia di avvicinarsi a vedere.
Ma a tratti svaniva; e poi alla sua destra
e ora alla sua sinistra
riappariva.
Sembrava sempre lontana,
mai vicina;
lei continuava a inseguirla,
quando di colpo le venne da sussurrare:
“Non temere, non ti voglio far del male”.
La luce si fermò, fissa, immobile.
Non si spense e diventava sempre più grande.
Più grande.
Più grande.
Ci fu un baleno e bagliore accecante.
Chiuse gli occhi, per la troppa luce improvvisa,
li riaprì e si ritrovò davanti ai suoi occhi
luminosi e lucenti.
Lì dentro vi trovò, commossi, i suoi sguardi e capì tutti i suoi silenzi.
Tutto taceva, adesso.
Aveva trovato la strada di quel labirinto.
Dal suo inferno non era fuggita..
E fu così meraviglioso perdersi in quel giardino
in cui nessuno, fino ad allora,
aveva mai trovata la strada.

Gianluca Frangella

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